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Sondaggio IPR Marketing per Il Resto del Carlino. Sale la fiducia nel magnate Usa in Italia

Quale sarà l’effetto dell’elezione di Donald Trump sull’opinione pubblica italiana? E quali conseguenze potrà produrre sulla distribuzione delle preferenze di voto? Tendenzialmente, l’elettorato del nostro Paese si dimostra poco permeabile alle vicende politiche straniere nella determinazione delle proprie opinioni. Anche quando si tratta degli Stati Uniti. Tuttavia, è possibile formulare alcune provvisorie considerazioni. Innanzitutto, la percezione del Tycoon è tutt’altro che definita: in base ai dati di IPR Marketing, prima della tornata elettorale Trump godeva tra gli italiani di una fiducia molto bassa, appena il 22%. Dopo tre giorni dal voto, questa percentuale è salita al 37%. Il giudizio sul personaggio è dunque in piena evoluzione, riflesso con ogni probabilità del passaggio da un’informazione elettorale, mediata dagli organi di informazione statunitensi – in larga parte, ed esplicitamente, schierati a favore di Hillary Clinton – a una meno emotiva, più istituzionale. Una lettura coerente con quella che gli organi di informazione progressivamente – e necessariamente – stanno facendo propria, anche in sintonia con i primi passi del personaggio. Questa valutazione si riflette anche sul giudizio circa la presunta pericolosità del nuovo presidente degli Stati Uniti, un vero e proprio leit motiv della campagna elettorale: se alla vigilia del voto Trump era ritenuto pericoloso dal 57%, oggi la quota di cittadini italiani che lo ritiene tale è scesa al 40%.

Quanto ai possibili effetti sul nostro sistema, l’appuntamento americano non sembrerebbe avere prodotto risultati immediati. Dai dati a disposizione, cioè, nessuna delle forze del nostro sistema, in special modo quelle più in sintonia con il messaggio proposto dal nuovo inquilino della Casa bianca, sembrerebbe avere giovato dal corso degli eventi. Né quelle che hanno cavalcato il fenomeno Trump fin dalla prima ora (la Lega e FdI) né quelle che lo hanno sostenuto con più distacco (Forza Italia), né, infine, quelle che hanno fatto propria – a cose fatte – la spinta anti-sistema prodotta dal personaggio (M5S). Analogamente, nessun effetto si registra sull’orientamento rispetto alle nostre prossime scadenze politiche – vedi referendum – rispetto alle quali gli equilibri di forza non evidenziano scostamenti rilevanti. Evidentemente quelle che stiamo svolgendo sono solo considerazioni provvisorie, confinate alla percezione immediata e approssimativa dei fatti. L’eventuale metabolizzazione delle istanze del nuovo Presidente si potrà misurare solo dopo il suo insediamento, quando il copione della campagna elettorale si tradurrà in una concreta azione politica. Volendo procedere con le ipotesi, poi, l’affermazione di un programma marcatamente liberista e attento alle dimensioni della sicurezza e dell’immigrazione potrebbe certamente rivitalizzare un’opinione pubblica conservatrice al momento piuttosto demotivata. E restituire una visione progettuale ad un centrodestra italiano identitariamente poco definito e frammentato.

Ma come detto all’inizio, è improbabile che la nostra opinione pubblica subisca radicali trasformazioni dopo questo passaggio. Sarà piuttosto attraverso la ridefinizione dell’agenda europea sui diversi temi sensibili nel rapporto con gli Stati Uniti (economici e della difesa prima di tutto, in termini di impegno negli scenari più caldi come quello mediorientale) che si potranno misurare gli effetti prodotti “a monte” da tale passaggio. Per il momento si attende di capire quali saranno le direttrici effettive della nuova politica americana: il grado di stravolgimento che il nuovo presidente produrrà sulla deprecata amministrazione Obama, infatti, non è per nulla prevedibile e potrebbe destare perfino qualche sorpresa.

 

sondaggio-ipr

 

Antonio Noto

direttore IPR Marketing 

fonte: Quotidiano Nazionale

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