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RIFORME, GLI ITALIANI SONO SCETTICI. SOLO IL 40% VOTERÀ AL REFERENDUM

Il presidente del consiglio Matteo Renzi (s) con Sergio Mattarella (d) durante la cerimonia del bicentenario dell'arma dei Carbinieri a piazza di Siena, Roma, 5 giugno 2014. ANSA/ANGELO CARCONI
 
fonte foto: Il Giornale



RIFORME, GLI ITALIANI SONO SCETTICI. SOLO IL 40% VOTERÀ AL REFERENDUM

  Roma, 3 gennaio 2016 - UNO dei passaggi centrali dell’intervento di fine anno del presidente del Consiglio ha riguardato le riforme costituzionali. Anzi, di più: il premier ha legato agli esiti del processo di modifica della Carta non solo la sopravvivenza della legislatura, ma la stessa prosecuzione della sua vita politica. È stata una mossa azzardata? L’opinione pubblica è pronta a fare da sponda alla scommessa del premier? Partiamo col dire che il 77% degli italiani, secondo un sondaggio IPR Marketing, giudica necessaria la modernizzazione del sistema istituzionale: sono in molti a ravvisare, infatti, criticità nel funzionamento del processo decisionale dello Stato. Se questa è l’opinione prevalente in linea generale, quando si scende nel particolare, cioè nel contenuto delle riforme, sfortunatamente, il disegno in corso di approvazione non sembra recepire pienamente le istanze di cambiamento più diffuse. La principale nota dolente riguarda la ridefinizione delle assemblee elettive: la riforma di Se Recensionando composizione e compiti del nuovo Senato è ritenuta infatti dalla maggioranza degli italiani velleitaria, dal momento che il 65% avrebbe voluto la completa abolizione dell’aula di palazzo Madama ed un sistema monocamerale “senza se e senza ma”. Non è piaciuta, inoltre, la scelta di legiferare solo su uno dei due rami del Parlamento: il 55% avrebbe optato per una soluzione più radicale, che conducesse a una simultanea, consistente, riduzione dei membri anche della Camera dei deputati. A corollario della riforma delle istituzioni, gli italiani non mancano di criticare l’impianto della nuova legge elettorale, l’Italicum, innanzitutto con riferimento al rapporto tra eletti ed elettori. SONO diversi anni ormai che le indagini demoscopiche evidenziano la frustrazione dell’opinione pubblica rispetto al meccanismo dei ‘nominati’ e, a questo proposito, il nuovo dettato non sembrerebbe soddisfare le esigenze di cambiamento. Il 55% degli intervistati denuncia ancora un eccesso di delega ai partiti e reclama la reintroduzione piena delle preferenze, con l’abolizione delle liste bloccate o semi­bloccate. Infatti con l’Italicum i 2/3 dei deputati saranno eletti con il sistema dei capilista bloccati e solo 1/3 con le preferenze. Proprio per questo una quota alta di cittadini, il 58%, rimane fedele al modello uninominale e sogna il ritorno ai collegi del Mattarellum. Nell’Italicum viene accolta invece con favore l’introduzione del ballottaggio: si esprime in tal senso il 63% del campione, anche se una quota rilevante, il 60%, valuterebbe positivamente la possibilità di accorpamento tra i vari partiti al secondo turno sul modello della legge elettorale in vigore per la scelta dei sindaci. Queste considerazioni, tradotte in una valutazione complessiva, portano la maggioranza dell’opinione pubblica a sposare la causa del rinnovamento ma in modo poco convinto. Si avverte la necessità di scalfire lo status quo, e dunque il 57% degli intervistati dichiara che voterebbe ‘sì’ in caso di referendum confermativo. Allo stesso tempo, però, solo il 40% stima che si recherà certamente alle urne. È bene ricordare che per i referendum confermativi costituzionali non è previsto il quorum, quindi la consultazione è valida anche se vota meno del 50% degli aventi diritto. Si tratta insomma di una posizione interlocutoria e di attesa, molto sensibile alle trasformazioni del quadro politico e alla percezione dell’efficacia dell’azione di cambiamento. Questa posizione ambivalente dovrebbe suggerire al premier una grande attenzione perché l’eventuale vittoria passerà politicamente anche dal numero degli elettori che si recheranno alle urne (pur se il risultato sarà valido comunque, indipendentemente dai votanti) e non solo dalle percentuali di consenso.   di ANTONIO NOTO direttore IPR Marketing

alcuni dati

italiani intervistati

giudica necessaria la modernizzazione del sistema istituzionale

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