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Sondaggio IPR Marketing per Il Resto del Carlino. L’Italia dopo Brexit


brexit-referendum-risultati

Gli italiani si scoprono euroscettici - Uno su due non si fida più della Ue.
Sondaggio: burocrati sotto accusa, paura per le ricadute economiche



E se l’effetto Brexit fosse già iniziato? All’indomani della consultazione oltremanica emergono i segni di un diffuso e radicato sentimento anti-europeo. Non solo nei Paesi più esposti alla tentazione del “leave” come l’Olanda e la Finlandia, addirittura in Italia. Secondo IPR Marketing, istituto di ricerche di mercato e sondaggi di opinione,“a caldo”, nel giorno del referendum britannico, la sensazione è che per la prima volta, dopo lunghe discussioni sui deficit dell’Unione - identitari, politici, strategici - anche nel nostro Paese una quota significativa di cittadini non sia più disposta a garantire ulteriori prove d’appello agli “eurocrati” di Bruxelles.

In questo scenario, la scelta della Brexit non può che risultare legittima, giustificata. Infatti il 47% degli elettori italiani crede che essa sia stata la diretta conseguenza di errori delle istituzioni comunitarie, piuttosto che una mossa immotivata o azzardata compiuta dal popolo britannico (35%).


Appare con tutta evidenza che l’Europa non è più avvertita come quell’entità desiderabile, “salvifica”, in talune circostanze e latitudini, di appena un decennio fa. Le ragioni di questo mutato sentimento sono molteplici, e vanno ricercate in un progressivo deterioramento di credibilità maturato attraverso passi falsi, decisioni contraddittorie, occasioni mancate.  Una decisa accelerazione di questo processo va certamente ricondotta alle (non) scelte in materia di gestione dei flussi migratori e a quelle (sbagliate) di politica economica.

Ben un italiano su due ritiene che la recessione sia stata, se non prodotta, sicuramente amplificata dalle dottrine rigoriste adottate a Bruxelles, mentre solo uno su tre ne individua la causa nelle scelte dei singoli governi. E la “contestazione” coinvolge tutto ciò che richiama all’Europa, così anche il mantenimento dell’Euro che è auspicato oggi dal 50% degli italiani, contro il 57% dello scorso dicembre, cioè in appena 6 mesi il livello di consenso perde 6 punti.


Il regime di incertezza scaturito in queste ore è percepito in tutta la sua gravità e, soprattutto, viene giudicato tutt’altro che transitorio. Secondo il 43% degli italiani infatti i prossimi mesi, in seguito al risultato del referendum britannico, segneranno un deciso peggioramento delle condizioni economiche generali, mentre solo il 10% fa esercizio di ottimismo. Questo anche in ragione del fatto che la minaccia di un allargamento delle crepe nell’edificio europeo è particolarmente avvertita: oltre il 70% degli intervistati è convinto che a breve altri Paesi seguiranno la strada della Gran Bretagna, optando per l’abbandono dell’Unione. Quali prospettive, a questo punto, per il continente? Decisamente negative.

Per la prima volta la maggioranza degli italiani, il 58%, dubita che lo stesso progetto unitario abbia ancora un futuro. Un quadro generalizzato e forse provvisorio, eccessivamente pessimistico. Ma che costituisce un ulteriore ostacolo ai complicati tentativi di ricostruzione a cui i Governi del continente saranno chiamati nei prossimi giorni.

 

Pertanto il clima di opinione che si registra in Italia in queste ultime ore disegna uno scenario preoccupante. Pessimismo e sentimento “anti-europa” hanno la prevalenza, ed il dato più allarmante è che questi fattori di estrema sfiducia potranno generare comportamenti anomali ed incidere nell’economia nazionale molto più che la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

È chiaro, dunque, che tutte queste componenti di criticità sviluppano una avversione verso l’unità Europea, percepita negli ultimi anni come la principale causa della crisi economica nel nostro Paese. Quindi è facile passare dal pessimismo al dissenso, ed è per questo che oggi l’Italia se fosse chiamata a pronunciarsi sul medesimo quesito inglese, la causa europeista conoscerebbe un significativo arretramento: se a dicembre il 55% degli italiani “tifava Europa”, oggi la percentuale scende al 45%. Certo, Il dato può risultare sovrastimato per effetto dell’onda emotiva delle ultime ore.

Tuttavia, lo scarto rispetto alle indagini di qualche mese fa è senz’altro sorprendente ma deve essere inteso più come in indicatore di tendenza che una definitiva metabolizzazione del concetto che anche nel nostro Paese possa prevalere l’Itexit.


di ANTONIO NOTO*

*Direttore Ipr Marketing 

fonte: quotidiano.net





sondaggio IPR l'Italia dopo Brexit tabella1

 

 

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sondaggio IPR MArketing l'Italia dopo Brexit


sondaggio IPR l'Italia dopo Brexit

 

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