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I sondaggisti: solo l’affluenza può cambiare l’esito

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Intervista de “La Repubblica” del 3 Aprile 2017 ad Antonio Noto:

ROMA. Matteo Renzi sarà il prossimo segretario del Pd, con ampio – in alcuni casi amplissimo- margine sugli avversari. Insomma, il responso delle urne del 30 aprile, quando la platea dei votanti si estenderà a tutti i militanti e elettori che vorranno partecipare, confermerà in linea di massima quello degli iscritti sancito in queste ore.

L’ex premier supererà di poco la fatidica quota del 50, secondo Ixè di Roberto Weber, o viaggerà ben oltre il 60 come sostengono tutti gli altri sondaggisti. L’invito rivolto loro è a proiettare i risultati dei congressi sulla consultazione ben più larga di fine mese. Due le incognite, per i responsabili degli istituti demoscopici: l’affluenza, che danno inferiore anche ai 2,8 milioni del 2013, e l’outsider Michele Emiliano, che potrebbe catalizzare tutto il consenso anti-Renzi interno ed esterno al Pd.

In ogni caso, il governatore pugliese raggiungerebbe secondo i più ottimisti il 12-14 per cento, non di più. Mentre per tutti il Guardasigilli Orlando non si scosterebbe dallo “zoccolo” conquistato del 20-25 per cento, riconducibile all’ala sinistra rimasta nel Pd.

«La stima dei potenziali elettori del 30 aprile è contenuta in una forbice che va da 1 milione e mezzo a i due milioni e mezzo – è la stima di Alessandra Ghisleri di Euromedia Research – Le ultime rilevazioni attestano Renzi tra il 60 e il 64 ma il suo è un dato in crescita, proiettato fino al 68 dei congressi se riuscirà a ottimizzare i tempi della campagna, come è solito fare nelle ultime settimane».

L’istituto colloca invece Orlando tra il 23 e il 25 finale ed Emiliano tra il 12 e il 14 (Ma sconta un deficit di notorietà soprattutto al Nord).

Nicola Piepoli, dell’omonimo istituto, dà per chiusa la partita, «tanto più che manca l’effetto sorpresa delle precedenti primarie Pd, in cui era in gioco l’affermazione di Renzi: ora si va verso la riconferma e mi stupirei se avvenisse con meno di due terzi di elettori». Quindi? L’ex premier «al 65-66, Orlando al 21-22, Emiliano al 10-11». Tranchant. Meno certezze e partita più aperta (perfino per il superamento della quota minima del 50) per l’istituto Ixé che nell’ultima rilevazione dei 31 marzo per Agorà ha stimato Renzi al 52, Orlando al 21, Emiliano all’11 ma con un 14 di incerti. «Lo scontro Bersani-Renzi aveva suscitato maggiore curiosità, c’era il senso della novità che oggi manca – spiega Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing – Sono primarie per riconfermare Renzi e non registriamo l’emotività di un tempo.

Detto questo, tra il successo di Renzi intorno al 60 e uno strasuccesso al 70 tutto dipenderà da quanto Emiliano sarà capace di mobilitare il voto di opinione anche esterno. Orlando, vicino al 25, raccoglie invece più un voto di apparato». Ma tutto ruota appunto attorno ai partecipanti. «Il clima e la passione degli anni scorsi sembrano decisamente lontani», conferma anche Pietro Vento a capo di Demopolis: «Se si votasse oggi parteciperebbero circa 1,8 milioni di elettori, un milione in meno rispetto al 2013.

 

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