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Sondaggio IPR Marketing per Il Resto del Carlino. Gli italiani e la ripresa

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SONDAGGIO IPR MARKETING: L'ECONOMIA DELLE FAMIGLIE. PIANGONO LE TASCHE DEGLI ITALIANI. "LA RIPRESA NON C'E' E NON SI VEDE".


Gli ultimi dati Istat sul lavoro fanno registrare un aumento degli occupati a fronte di un contestuale aumento della disoccupazione: il ministro Poletti parla giustamente di contraddizione positiva, effetto del calo dei cosiddetti “inattivi”. Ciò non toglie che anche in questo dato, apparentemente incoraggiante, si riconosca una traccia ormai costante di precarietà e incertezza.


Le indagini condotte in queste ore da IPR Marketing svelano uno scenario in chiaroscuro, nel quale le ombre sembrano guadagnare terreno sui motivi di ottimismo. La maggior parte dei cittadini ritiene che i mesi appena trascorsi non abbiano fatto segnare una ripresa dell’economia. A dispetto del segno (moderatamente) positivo dell’andamento del Pil, solo il 10% degli italiani giudica la propria situazione finanziaria migliorata. Viceversa, è il 40% a lamentare un peggioramento delle proprie condizioni, mentre il 35% non ha avvertito cambiamenti di rilievo. Un elemento significativo è costituito dalla maggioranza dei pessimisti su coloro che mantengono un giudizio neutro, così come il fatto che la platea dei critici sia composta prevalentemente dai giovani e meno dagli anziani. A dispetto dei provvedimenti su cui il governo ha incardinato la propria strategia di comunicazione – jobs act in primis – è infatti proprio nell’area degli “under 30” e di coloro che si affacciano sul mondo del lavoro che lo scontento si manifesta con maggiore evidenza. Come di consueto, ciò accade soprattutto nel Meridione. Eppure, anche nelle aree geografiche che parrebbero avere patito - relativamente - meno il peso della crisi (Nord Est e Nord Ovest), l’indagine non consegna un quadro confortante. Soprattutto perché, accanto alle valutazioni critiche sul presente, compaiono previsioni tutt’altro che incoraggianti rispetto al futuro.


Nella zona che tradizionalmente svolge un ruolo di locomotiva dell’intero Paese (Nord), solo il 27% si attende un miglioramento, mentre a prevalere sono i giudizi di segno negativo, con un 30% stazionario e un 32% che stima un peggioramento della condizione economica della propria famiglia. Altrettanto significativa è l’analisi sulla composizione politica di questi schieramenti, che rivela come le distanze tra le varie aree di appartenenza partitica tendano ad accorciarsi. In qualche modo, insomma, la percezione sullo stato del Paese sembrerebbe smarcarsi sempre di più dalla collocazione – favorevole o contraria – nei confronti del governo e di Renzi, andando quasi ad assumere un profilo trasversale, per certi versi “oggettivo”. Oggi, tra gli elettori del M5S e di Forza Italia la quota di chi ritiene che la propria condizione economica sia migliorata negli ultimi mesi è inferiore al 10%. Ma all’interno dello stesso Pd questa percentuale aumenta relativamente, toccando solo il 20%.


Anche i sostenitori del premier insomma non brillano per entusiasmo, pur prevedendo per il futuro una situazione stazionaria (50%) piuttosto che negativa (30%). Questa percezione, già registrata in passato con una certa regolarità, sembra persistere e mantenersi inalterata a dispetto della formale fuoriuscita del Paese dalla lunga fase di recessione che lo ha colpito. Una disillusione diffusa che è probabilmente anche alla base della progressiva perdita di consensi del governo, di Renzi e del suo partito, calato in un anno dal 36 al 30%. Con l’ulteriore contrazione delle previsioni sulla crescita e gli ultimi choc economico-politici piombati sul continente risulta difficile credere a una inversione di tendenza a breve. Così come che lo stato dell’economia possa fornire al governo e alla sua maggioranza parlamentare lo slancio e l’entusiasmo necessari a superare i delicati appuntamenti dell’autunno. D’altronde la percezione della propria condizione economica e la fiducia nel futuro sono storicamente i “generatori del consenso/dissenso” e questi fattori incideranno molto di più di qualsiasi risultato del referendum sul futuro politico di Renzi.


Antonio Noto

direttore IPR Marketing 


fone: Quotidiano Nazionale


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