DISSONANZE
NELLA MAGGIORANZA
di Antonio Noto
Calano i consensi per il Governo. La fiducia nella squadra
guidata da Silvio Berlusconi tocca questo mese il minimo dal
giorno dell’insediamento e, per la prima volta, coloro
i quali hanno poca o nessuna fiducia sono di più di
quelli che ne hanno molta o abbastanza. Un risultato su cui
senz’altro incidono i dati dello scenario politico globale
– in primis il pieno dispiegamento della crisi economica
- ma che reca soprattutto le tracce delle inquietudini vissute
nelle ultime settimane dall’esecutivo e dalla maggioranza
di centrodestra.
L’autonomismo congenito di alcuni segmenti dell’alleanza,
sfociato in taluni casi in un’egoistica esasperazione
delle specificità, insieme alla diversa concezione
- espressa ai massimi livelli istituzionali - dell’azione
di governo e dei rapporti con l’opposizione, paiono
infatti avere prodotto un qualche disorientamento agli occhi
degli elettori. Non certo un’incrinatura irrimediabile
del rapporto di fiducia, ma la percezione di una dissonanza
tra la condotta seguita dall’esecutivo nelle ultime
settimane e quella promessa di stabilità e decisionismo
su cui il centrodestra aveva costruito la propria credibilità
e affidato, ad inizio legislatura, la propria patente di discontinuità
politica rispetto al governo Prodi.
In questo quadro, anche il Presidente del Consiglio, pur
riuscendo a tamponare la perdita di consensi, appare comunque
protagonista di un trend discendente, anche se in misura meno
marcata rispetto alla squadra del suo esecutivo. Probabilmente
sconta la crescente difficoltà a garantire un profilo
unitario all’immagine del governo e della coalizione.
Il soggetto che sembra avere tratto maggiore vantaggio dall’irrequietezza
del sistema è, come sempre, la Lega: in termini di
fiducia, a crescere di più nella graduatoria dell’esecutivo
sono infatti Umberto Bossi e Roberto Maroni, in netta ascesa
il primo, stabilmente in testa alla classifica il secondo.
Grazie al protagonismo delle ultime settimane, specie in materia
di sicurezza e di difesa delle istanze del territorio, i due
ministri hanno saputo incarnare agli occhi dell’elettorato
di riferimento quelle doti di pragmatismo, coerenza e intelligibilità
delle scelte apparentemente smarrite dal Governo nel suo complesso.
All’espansione dell’area leghista fa riscontro
la sostanziale immobilità degli altri membri dell’esecutivo,
con la sola brillante eccezione del Ministro per le attività
produttive Claudio Scajola, premiato dalla gestione politica
e comunicativa del tema della crisi energetica.
Il dinamismo della Lega - già strategicamente proiettata
alle prossime elezioni - si giova del resto dell’oggettiva
fase di difficoltà del Pdl, invischiato ormai da settimane
nella definizione, in vista del prossimo congresso, della
propria fisionomia politica, organizzativa e di comando. Una
partita complicata che evidenzia le tante incognite insite
nel disegno di fusione delle identità e di semplificazione
del quadro politico che ha contrassegnato l’agenda degli
ultimi mesi. Un processo le cui prospettive incerte sono testimoniate
anche dalla rilevazione sul grado di fiducia nei confronti
dei vari partiti oggi presenti in Parlamento.
A conservare in misura maggiore il proprio patrimonio di
credibilità sono infatti le forze che dello scardinamento
o quantomeno dell’irriduconducibilità allo schema
bipolare hanno fatto un tratto distintivo: la Lega, l’Udc,
l’Idv (anche se in quest’ultimo mese lievemente
penalizzata). In questo scenario, Pdl e Pd, perdono due punti
secchi: dato che pare consegnare l’immagine di un elettorato
quantomeno perplesso sull’effettiva praticabilità
di una riorganizzazione del sistema politico in chiave autenticamente
bipartitica. Infatti non è da sottovalutare che il
secondo partito per consenso, il PD, oggi risulta ultimo in
termini di credibilità, superato dalla Lega e raggiunto
dall’UDC.
(19 gennaio 2009)
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FidMonitor Gennaio 2009
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