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Faccia a faccia con il sondaggista Antonio Noto: “Cosa sarà di Renzi, Salvini, Grillo e Berlusconi?”

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A pochi mesi dalle Amministrative dell’11 giugno e in vista delle politiche, Libero ha intervistato i sondaggisti Alessandro Amadori (vicepresidente dell’istituto Piepoli) e Antonio Noto (direttore Ipr Marketing) per fare il punto sullo stato di salute dei partiti.

Dalla Raggi al caso Genova, i Cinque Stelle hanno inanellato una serie di scivoloni. Eppure nei sondaggi tengono. Come mai?

«Chi vota Cinque Stelle lo fa per rabbia e non per premiare qualcuno. Al di là degli errori che commettono, quanto più monta la rabbia tanto più i grillini salgono».

Pure se Grillo decide d’imperio il candidato a Genova?

«L’elettore dei Cinque Stelle è quasi indifferente a queste cose, vuole solo resettare il sistema. Per dire, la sua priorità è l’eliminazione dei vitalizi».

Il loro consenso dipende molto da quello che fanno gli altri partiti?

«Certo».

Che futuro ha la Appendino?

«È il sindaco più gradito d’Italia. Certo, al momento non ha l’appeal di un leader nazionale, anche perché è rimasta molto sul territorio».

E la Raggi?

«Oggi è al 40%, ma quando era stata eletta al ballottaggio superava il 65%. Ha tenuto il 37% del primo turno, i voti dei grillini».

Di Maio candidato premier ha più consensi di Di Battista, come mai?

«È una costante, è stato sempre così. Di Maio ha un ruolo istituzionale, mentre Di Battista è considerato quello di piazza, di lotta».
Gli italiani voterebbero Grillo premier?

«No. E del resto il livello di fiducia verso Grillo non è alto, resta sotto il 20%».

Ma com’è l’elettore grillino?

«Un terzo arriva dal centrodestra, un terzo dal centrosinistra e l’altro terzo non votava. Per questo motivo, quando Grillo si espone, comunica sempre due progetti per tenere unito l’elettorato. Per esempio, si dice a favore dell’eutanasia, ma anche pro-case chiuse».

Ci sono molti giovani?

«Da due anni l’elettore grillino è più trasversale, ci sono molti disoccupati, anziani, operai ecc. I consensi arrivano più dal Sud. Al Nord arranca nei territori dove la Lega è forte».

E invece la Lega vuole andare al Sud. Come va l’operazione di Salvini?

«Può diventare un boomerang, l’hanno sbagliata dal punto di vista del marketing politico».

Salvini rischia di perdere voti al Nord?

«Non dico questo. Dico che il Sud può condividere la linea politica di Salvini su immigrazioni e sicurezza, ma è il profilo che Salvini si è creato negli anni che non può sfondare nel Mezzogiorno. Sarebbe andata meglio se avessero individuato un testimone diverso».

Lo slogan “Prima gli italiani” sfonda?

«Quando gli slogan sono copiati non sono mai vincenti. Berlusconi, per esempio, li inventava ex novo».

Berlusconi è ancora vivo?

« Sì. Ma il suo elettorato storico vorrebbe un Berlusconi ispiratore che lanciasse un nuovo leader… O almeno che non lo contrastasse».

Può fare il premier?

«No. E c’è un’ampia fetta del suo ex elettorato che è parcheggiato da Grillo e aspetta solo che dal centrodestra arrivino proposte e leader nuovi».

I voti di Lega e Forza Italia sono sommabili?

«No. Per noi il 12% di Fi e Lega fa circa il 20%».

Il centrodestra farebbe bene a cercarsi un cavaliere bianco?

«Le elezioni sono vicine e la costruzione di un profilo ha bisogno di tempo…».

Come mai gli italiani che sono un popolo moderato non votano mai un leader moderato?

«L’Italia non è più un paese moderato, basta vedere il linguaggio della politica. Uno dei motivi della crescita dei consensi dei Cinque Stelle è il loro modo aggressivo di comunicare».

Il tema dell’autonomia sarà centrale nelle prossime campagne elettorali?

«È una tematica che sta prendendo corpo in Lombardia e Veneto, ma non a livello nazionale. Bisogna capire come si sviluppa, perché in teoria in un momento di crisi tutti i cambiamenti vengono visti con favore e questo potrebbe interessare anche al Sud».

Prima delle urne si parlerà molto di euro ed Ue…

«Per alcuni partiti soprattutto a sinistra non è una priorità e questo potrebbe favorire Salvini. La maggioranza relativa degli italiani, comunque, è ancora a favore dell’Ue».

Gli italiani hanno cancellato Renzi?

«No. Il passaggio decisivo è rappresentato dalle primarie. Se le vince sotto il 60%, perde. Se invece supera il 65% (nel 2013 arrivò al 68%, ndr) è come se avesse rifatto il battesimo e può riproporsi agli elettori».

Quanto gli fa male Mdp?

«La ferita c’è, il Pd ha lasciato circa il 5%. Bisognerebbe capire in che modo Renzi saprà utilizzare il fatto di essere più libero per fare la sua rivoluzione».

Alla fine Pd ed Mdp si rimetteranno insieme?

«No, dai dati che abbiamo, anche un’aggregazione non avrebbe la maggioranza».

Minniti è il ministro emergente?

«Minniti è uno dei ministri che potrebbe puntare in alto. Ma non è detto che l’elettorato di centrodestra digerisca un personaggio storicamente di sinistra».

L’ultima. Si andrà a votare a scadenza, nel 2018?

«L’unica alternativa è il 30 settembre. Renzi teme che Padoan possa varare una Finanziaria lacrime e sangue che gli faccia perdere consensi. Per evitarlo potrebbe anticipare il voto. Gli serve però un trionfo alle primarie».

 

Antonio Noto, direttore IPR Marketing

Fonte Libero.it

 

 

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