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Sondaggio IPR Marketing per Il Resto del Carlino. Caos 5 Stelle, metà degli elettori delusi

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Caos 5 Stelle, metà elettori delusi
Il rischio: un lento smottamento


IN RELAZIONE al “Caos Roma” il dibattito nazionale si sta sviluppando su due fronti opposti: c’è chi ipotizza che le vicende della Capitale possano essere l’inizio di una parabola discendente del M5S, chi invece pensa che i grillini non perderanno consenso in quanto stanno subendo la reazione dei “poteri forti”. La questione posta in questi termini è sbagliata.

Sarà deluso, probabilmente, chi spera che il Movimento avrà una immediata e repentina perdita di credibilità e chi ritiene che, invece, sarà come se nulla fosse accaduto. D’altronde anche lo stesso Grillo ha ammesso che si sono commessi dei pasticci ma al contempo l’unica difesa che passa per bocca del suo leader è che gli altri partiti ne combinano di peggio. Non è certo questo che gli elettori del M5S vogliono sentirsi dire ed il futuro del Movimento è esclusivamente legato alla possibilità che non venga abbandonato dai propri elettori. Per poter comprendere se quest’ultima ipotesi si avverrà oppure no bisogna attendere tempi lunghi ma anche verificare la capacità comunicativa del Movimento che per il caso Roma sembra avere avuto molte pecche. Per esempio se il M5S dice di stare subendo una “campagna contro” dai media, dall’altra parte bisogna anche riconoscere che lo stesso Movimento non è riuscito (o non ha voluto) fare una “contro comunicazione” sia per giustificare il caos romano sia per controbilanciarlo con l’operato politico della neo sindaca di Torino Appendino che non è stata investita da nessuna critica. Stando ai risultati dei sondaggi condotti in questi giorni da IPR Marketing il Movimento ha certamente risentito del difficile avvio dell’esperienza amministrativa nella capitale, ma non in modo tanto marcato e ciò che deve fare preoccupare i propri leader non è il dato di aver perduto il 3% dei consensi a livello nazionale nell’ultimo mese ma che circa la metà dell’elettorato grillino è fortemente critico sul modo in cui è stata gestita la vicenda romana. Nella formazione del consenso non si registrano cali repentini di consenso, ma la lettura del trend nella sua evoluzione futura diventa il barometro per misurare possibili ricadute. Il problema non è, dunque, oggi.

Attualmente il M5S è quotato intorno al 28% e tallona il PD, quindi il peso elettorale è enorme, nonostante Roma. Il dubbio è quale sarà la posizione nei prossimo mesi della quasi metà dell’elettorato grillino che oggi è in fibrillazione e per la prima volta esprime un disappunto marcato sulle linee strategiche adottate finora, anche se focalizzate a Roma. Attualmente non cambiano partito di riferimento, né si rifugiano nell’astensione, ma quali saranno le condizioni che chiederanno ai propri leader?

 

INSOMMA i tre punti di calo non sono pochi, ma nemmeno molto visto il grande clamore mediatico sollevato e l’elevato livello di criticità che si registra tra i propri elettori. Chi vota Cinque Stelle per adesso in larga parte pur avendo accusato il colpo continua comunque a dare fiducia al proprio referente politico. Ciò non significa che non ci siano perplessità sulla capacità della Raggi di condurre la Capitale.

Al netto della sostanziale assoluzione “morale”, infatti, rispetto alla sindaca la base si divide in due blocchi più o meno equivalenti: il 47% pensa che le difficoltà di questi mesi siano state in una certa misura fisiologiche in un periodo di transizione ed un simile 44% teme che costituiscano il segnale di un’inadeguatezza della prima cittadina, di una mancanza di esperienza e/o capacità potenzialmente foriera di ulteriori criticità. Per questo, il 54% ritiene che il movimento debba aiutarla concretamente a superare questo frangente. Va però tenuto in considerazione lo scenario complessivo: il “caos capitale” è tutt’altro che concluso. Anzi, pare in costante trasformazione. In questo quadro, la tenuta del consenso pentastellato presso il proprio universo è legata a due ordini di fattori interconnessi. Ovviamente, la capacità amministrativa ma soprattutto, la credibilità degli attori sulla scena: la loro “patente morale”.

 Oggi il 15% degli elettori Cinque Stelle teme che il movimento si stia omologando alle altre forze politiche, solo nel mese di luglio questa percentuale non arrivava al 2%. Ma va ricordato che Il 93% ha come proprio intangibile valore di riferimento quello della trasparenza, e pensa che un politico sorpreso a mentire debba farsi da parte. Ciò significa che se il profilo e la composizione dei protagonisti del “caos capitale” dovessero cambiare ancora, il malumore della base aumenterebbe sensibilmente. In modo proporzionale alla quantità dei soggetti coinvolti. Fino a tradursi, senza alcun dubbio, in uno spostamento di consenso tangibile. Se invece la sindaca Raggi dovesse finalmente iniziare a governare, con una Giunta forte e credibile, allora la parentesi discendente potrebbe esaurirsi ed i suoi elettori trovare giustificazione in quello che è accaduto. É per tutti questi motivi che al momento è difficile fare previsioni su un ipotetico calo significativo del consenso al M5S. Gli unici a poterlo decretare o scongiurare sono solo i suoi elettori che ad oggi rimangono ancorati al Movimento, seppure molto critici.  

 

Antonio Noto

direttore IPR Marketing 

fonte: Quotidiano Nazionale


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