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Sondaggio IPR Marketing per Il Resto del Carlino. Il dopo attentato di Nizza: gli italiani e la paura dell’Islam

post attentato nizza



"Musulmani, integrazione fallita" - Noto (Ipr Marketing): dopo Nizza crescono preoccupazione e rifiuto


L’attentato di Nizza risveglia con violenza, nel sentire collettivo, l’angoscia nei confronti della propria quotidianità e dell’immediato futuro. All’indomani della tragedia una profonda preoccupazione investe il 68% degli italiani intervistati da IPR Marketing.

Il dato più significativo è forse che ad essere coinvolti da questo stato d’animo sono soprattutto i più giovani: in questo segmento, infatti, la quota si attesta al 70%. Trattandosi di indicazioni registrate a ridosso degli eventi certamente scontano un surplus di emotività. Va però rilevato come l’escalation terrorista inizi ad insidiare anche il sentimento di quella fascia di popolazione tradizionalmente meno condizionabile e sensibile al ricatto degli atti violenti.

Cresce anche l’allarme per il rischio di attentati sul nostro territorio: a temere questa possibilità è oggi il 71% degli intervistati. Il dato, in realtà, non si discosta eccessivamente da quello rilevato negli ultimi mesi: e in effetti, il grado di preoccupazione collettiva aveva subito un netto incremento ai tempi degli attentati a Parigi ed in Belgio per rimanere, successivamente, su livelli tendenzialmente stabili.


Il timore di attentati, con il suo protrarsi nel tempo, intacca però la determinazione delle persone a mantenere inalterato il proprio stile di vita. E oggi, il 65% degli italiani ammette di voler adottare dei comportamenti coerenti con l’elevata e diffusa insicurezza. In coincidenza con l’arrivo dell’estate, ciò significa soprattutto una diversa predisposizione verso viaggi e permanenze fuori dai confini nazionali: tra coloro che intendono godere di un periodo di ferie, il 68% rinuncerà a recarsi all’estero. Assolutamente da evitare, com’è comprensibile in queste ore, la Francia. Ma anche la Gran Bretagna e Londra in particolare.

 Meno preoccupazioni per spostamenti in aree più “periferiche” rispetto alla cronaca di questi giorni, come ad esempio la Spagna o la Grecia. Il dato più preoccupante, in ogni caso, rimane quello legato alla quotidianità e alla qualità della vita nelle nostre città. E con esse, alle possibilità di una pacifica convivenza con persone di matrice culturale differente. Cresce la diffidenza nei confronti dello “straniero” e del cittadino di religione islamica in modo particolare.


Così come accaduto dopo la strage del Bataclan, si riaccendono le perplessità sulle possibilità di integrazione tra diversi profili di credo. Preoccupa il fatto che il 54% degli italiani ritenga i cittadini di fede islamica poco o per nulla propensi a inserirsi compiutamente nelle società occidentali. Anche per questo, il 41% teme seriamente la minaccia un conflitto di civiltà all’interno delle nostre città, delle quali gli episodi di violenza delle ultime ore potrebbero essere una tragica e sinistra avvisaglia. Del resto, solo il 33% considera gli attentati terroristici che stanno insanguinando l’Europa in questi mesi semplicemente come sporadici episodi di violenza, ma li giudica piuttosto elementi di un disegno destinato a consolidarsi, in termini di frequenza e intensità dell’offesa. Se non si tratta di guerra, poco ci manca. Come detto, sono indicazioni dettate da uno stato di shock, effetto dalla comprensibile angoscia di queste ore. Tuttavia, si tratta di emozioni che non vanno sottovalutate, dal momento che al verificarsi di ciascun episodio tendono a insinuarsi nella nostra percezione, e a famigliarizzare – progressivamente e pericolosamente – con il nostro sentire comune.

Una ulteriore minaccia, più subdola, recata dalle tragedie di questi giorni, con cui tutti ci auguriamo di non dover fare presto, nuovamente, i conti. Nizza è al confine con l’Italia, sembra che il numero dei nostri connazionali coinvolti nell’attentato del 14 luglio non sia basso, e tutto questo accende un “alert” nel cuore degli italiani, è facile che al sentimento della paura possa seguire quello dell’odio, e le opinioni raccolte nelle ultime ore sembrano confermare questa ipotesi.


Probabilmente si registra anche una assenza di comunicazione da parte del Governo che, a parte qualche tweet e singoli messaggi di solidarietà, non è riuscita ad azionare quella che si chiama “comunicazione di crisi” cioè parlare alla popolazione in tempo reale, essere attore, driver, nel momento in cui gli avvenimenti sociali generano paura e destabilizzazione. Errore, sottovalutazione o incapacità. E’ difficile spiegare questa assenza.


di ANTONIO NOTO*

*Direttore Ipr Marketing 

fonte: quotidiano.net      


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