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SONDAGGIO IPR MARKETING PER IL RESTO DEL CARLINO. GLI ELETTORI NON SEGUONO PIÙ LE INDICAZIONI DI VOTO DEI LEADER

Sondaggio IPR Marketing - gli elettori snobbano i leader alle amministrative

Gli elettori snobbano i leader politici.

Partiti, la fiducia crolla al 5 per cento. Il sondaggio: si vota il candidato, nessuno segue gli ordini di scuderia

 

GLI ELETTORI non pendono più dalle labbra dei leader per decidere il proprio comportamento di voto. La scelta diventa sempre più autonoma e condizionata più dal “racconto” dell’opinione pubblica che dalla comunicazione politica. Il caso Roma che vede ancora in atto una disputa per decidere chi debba essere il candidato “doc” del centrodestra è l’emblema di come la politica si allontani sempre di più dai “desiderata” degli elettori. Il centrodestra romano è lacerato dalle correnti e incapace di convergere su di un candidato comune nella corsa per il Campidoglio.


TUTTAVIA, ciò che appare decisamente improbabile è che la “parola finale” di Silvio Berlusconi possa indirizzare in modo determinante i movimenti dell’elettorato. Si dirà che Forza Italia e il suo leader sono molto distanti dalla forma migliore, e i numeri delle ultime rilevazioni stanno lì a dimostrarlo. Ma la spiegazione di questo mancato automatismo è da ricercare almeno in parte in una dinamica più generale, politicamente trasversale, che ormai da tempo incrina la logica degli “imprimatur” dall’alto. Abbiamo assistito in questi mesi ad una progressiva, inesorabile “auotonomizzazione” dei cittadini dalle indicazioni dei partiti di riferimento. Prendiamo il caso più recente, quello del referendum “delle trivelle”. Un mese fa proprio IPR Marketing aveva fornito su questo giornale una stima dell’affluenza tra il 25 e il 30%, ricalibrata a 15 giorni dal voto – sempre su questo giornale – sul 30%. Dopo il posizionamento delle diverse forze politiche divise tra l’astensione, i SI ed i NO, le urne hanno consegnato un tasso di partecipazione al 31,2%: immobile, quindi sulle stime elaborate ad un mese dal voto, quando la campagna referendaria ancora non era iniziata, a riprova, dunque, della completa indifferenza dei cittadini alle indicazioni provenienti dai vertici. La ragione principale di questa impermeabilità, ovviamente, va individuata nella profondissima crisi di credibilità dei partiti, che non paiono più in grado di costruire consenso attorno alle proprie scelte e, conseguentemente, di indirizzare in modo coerente quello che pure è il proprio bacino elettorale.


LE FORZE in parlamento hanno subito un vero e proprio crollo negli ultimi anni e le cifre lo raccontano con brutale chiarezza: durante la “prima repubblica” il loro indice di fiducia si attestava attorno al 62%; nel 2006 era già sceso al 30%. Oggi, il valore tocca un eloquente 5%. La crisi, dunque, produce se non una vera e propria diserzione uno scollamento che si manifesta in una maggiore autonomia e in nuove modalità di partecipazione.

Una delle forme più eclatanti è testimoniata della proliferazione delle liste civiche che, non a caso, nella prossima tornata amministrativa toccherà livelli record: a Napoli saranno 35 su un totale di 44, a Roma 25 su 34. Si tratta di un fenomeno che testimonia un fermento costante al di fuori dei partiti organizzati, ma anche l’incapacità di nuovi soggetti politici “di rottura” – come il M5S - di incanalare tutti i consensi in uscita dai partiti tradizionali ma ancora restii ad aderire all’opzione radicale del non-voto. Tutto questo ci riporta a Roma dove i leader discutono 24h delle possibili alleanze “last minute”, ma nel frattempo la partita nel centrodestra si è già giocata e gli elettori di Forza Italia poco convinti dal nome di Bertolaso hanno già dirottato altrove il proprio consenso, indipendentemente dalla decisione di Berlusconi: scegliendo, appunto, di bypassare preventivamente il pronunciamento ultimo - penultimo? – del Cavaliere. Non si tratterebbe in realtà di una circostanza del tutto inedita: alle elezioni amministrative veneziane dello scorso anno, un esordiente della politica di area moderata, Luigi Brugnaro, riuscì a fare della propria lista civica il primo gruppo del consiglio comunale, prosciugando Forza Italia a tal punto da lasciarle appena il 3% dei consensi. Gli italiani, oggi, quando devono scegliere il sindaco guardano più alle caratteristiche vincenti del candidato (54%) che al suo partito di riferimento (22%) mentre solo 5 anni fa nella formazione del consenso prevaleva il peso del partito di provenienza del candidato (58%). Se questa in futuro sarà la dinamica di un nuovo comportamento degli elettori potrà essere verificato il 5 giugno quando ci saranno i risultati delle elezioni amministrative, e se sarà vero che gli italiani iniziano a premiare le liste civiche ed a non tenere conto delle indicazioni dei partiti nazionali, vorrà dire che la politica avrà fatto un ulteriore passo indietro rispetto alle esigenze dei cittadini.

A quel punto si ricomincia da zero.


*Direttore Ipr Marketing di ANTONIO NOTO* fonte: quotidiano.net      





       

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